Google+ Salvatore Gabrielli: Ieri ho visto un ubriaco.

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sabato 10 maggio 2014

Ieri ho visto un ubriaco.

Ieri, tornando a casa, ho visto una persona seduta davanti all'ingresso del palazzo in cui abito.
Era  sui gradini antistanti la porta, vicino aveva un ombrello ed una bottiglia di liquore.
Devo dire che la prima reazione è stata sentirmi contrariato e infastidito, volevo tornare a casa, ero stanco ed era tardi.
Avvicinandomi ho potuto notare due cose che mi hanno colpito : la prima è che quell'uomo aveva un aspetto del tutto rispettabile, vestito in modo più che decente, anzi direi che era elegante, un viso in ordine con la barba curata, si vedeva che non era per nulla avvezzo a certe cose, no proprio non si addiceva quella situazione a quell'uomo; la seconda era la bottiglia, non era vuota neanche per metà.
Una volta innanzi a quel signore ho salutato egli ho detto :"buonasera", lui ha alzato il capo e mi ha guardato con uno stupore che poco aveva di normale ed ha tentato di biascicare due parole.
Ha risposto tentando di salutare, ma proprio le parole gli si fermavano sulle labbra.
Ho aspettato qualche secondo e gli ho chiesto se poteva alzarsi per farmi entrare e lui mi ha risposto con un'altra serie di parole poco chiare ma da cui ho potuto carpire che non riusciva ad alzarsi.
Devo dire che a quelle parole mi sono sentito frustrato, di fronte avevo un uomo completamente ubriaco ma con negli occhi una dolcezza ed una solitudine immense, sono rimasto male nel vedere due cose cosi enormi in un uomo ubriaco.
L'ho preso per il braccio e l'ho aiutato ad alzarsi, era incerto sulle gambe e per un pò l'ho sorretto poi è riuscito a stare in piedi sa solo.
Non sembrava, comunque, che fosse in grado di cavarsela e gli ho chiesto se volesse che chiamassi aiuto, lui mi guarda e mi risponde, senza biascicare questa volta : "caro signore, forse avrebbe dovuto farmi questa domanda qualche anno fa".
Non riuscivo a capire cosa volesse dire, non aveva importanza capire in quel momento bisognava sentire.
Ho sentito che il cuore di quell'uomo aveva sopportato tanto, il suo passato deve essere stato tanto duro, cosa avesse vissuto non importava ora, importava quell'attimo e niente più.
Non ho avuto il cuore di chiedergli cosa gli fosse capitato, non ne avevo il diritto di diventare attivo nella sua storia dovevo essere una comparsa di uno spettacolo estremamente ed orrendamente grandioso.
Dopo poco che ero perso nelle mie riflessione, sempre facendo attenzione a non farlo cadere, mi ha chiesto se potevo accompagnarlo ad una fermata del bus poco distante dove c'è una panchina, ho accettato e l'ho sorretto per tutto il tempo.
Si è seduto, mi ha ringraziato e mi ha chiesto di lasciarlo da solo, non ho potuto fare altro che rispettare quella richiesta di intimità su quella panchina in mezzo al mondo; l'ho lasciato li e lui mi ha lasciato andare in un attimo.
Quello che proprio non è andato via è il sentimento triste che quell'uomo mi ha lasciato.
Sono corso su e l'ho tenuto d'occhio per un po, non mi fidavo a non guardarlo, dopo poco una volante della polizia si è fermata e gli ha dato aiuto a tornare a casa. Mi sono sentito sollevato a sapere che quell'uomo senza nome, con una bottiglia ed un ombrello era al sicuro.
Non ho dormito per niente, quell'uomo nel modo più semplice e naturale del mondo mi ha mostrato tutta la sua debolezza, senza paura, senza vergogna, tutto questo lo ha fatto con dignità e la dignità di quell'uomo pesava come il mondo intero.
Se questa storia mi ha insegnato qualcosa è che il giudizio uccide, sempre e senza ragionamenti, stavo facendo quell'errore.


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